Le casse dell'auto vibrano su ogni giro di basso e batteria. Le onde sonore sembrano vogliano uscire dall'auto fracassando i finestrini. Sono le due del mattino e sfreccio su una strada del cazzo in direzione casa. Fuori il termometro di un supermercato lampeggia come un faro che la temperatura li fuori è di cinque gradi sotto lo zero. Il motore è bello caldo e l'aria che esce dalle bocchette è puro vento del isola di Malta in pieno agosto. Arrivo all'ingresso del paese. Passo per la piazza principale per vedere se qualche bar è ancora aperto.Sono stato fortunato. Parcheggio e mi fodero nel parka. Entro nel fottuto bar e la differenza di temperatura mi investe come una cazzo di onda anomala che si abbatte sulle rive calme e tiepide. Si nota che siamo ancora nel pieno delle vacanze di "Xmas", che siano maledette. Cerco un posto vicino al banco. La tipa che ci lavora dietro mi saluta con un sorriso e un cenno del capo. Dopo qualche secondo è a tre centimetri dal mio viso. E' cosi vicina che posso odorarne il profumo misto a sudore della sua pelle. Questa notte Diana è davvero generosa nel suo decoltè. Mentre mi domanda su come mi è andata la giornata i miei occhi cadono nella sua graziosa trappola. Lei lo sa e con fare sinuoso mi sorride e si porta i suoi lunghi capelli nerri dietro le spalle in modo che possa vedere ancora meglio esenza impedimenti il suo seno celato. Le accarezzo la fronte e con voce calma le rispondo che tutto sommato è stata un altra giornata del cazzo. Le chiedo direttamente un mezzo litro di san miguel ben freddo. Passano solo tre minuti e davanti ai miei occhi si materializza una caraffa da 0.50 ghicciata. Ringrazio Diana e inizio a svuotare il mio trofeo. Nel frattempo il bar si va riempiendo sempre di più. La musica in filodiffusione aumenta a tal punto che le orecchie faticano a seguire le parole che diana mi sta rivolgendo. Lei parla, ma in realtà io non l'ascolto, annuisco ogni tanto con il capo e butto ogni tot di tempo un sorriso di circostanza. La birra finisce e sento le ginocchia molli. Ne chiedo un'altra e d eccomi alla carica di un altro mezzo litro . Nel frattempo il bar si va svuotando, il martellare nelle orecchie diminuisce, ma quella vocina di Diana continua a massacrarmi i neuroni. Finisco alche la seconda brocca ma noto che il corpo ha gettato la spugna, cosi nel tentativo di rimettermi in piedi, vado sbattendo contro i tavolini che mi circondano. Diana sorride viene via da dietro il banco e mi prende per la cintura ed una spalla. Mi bacia sulle labbra, io la lascio fare. Riscompare dietro una porta e le luci all'improvviso calano. LA rivedo nella penombra venire verso di me. Mi cintura e mi aiuta a mettere il parka. Lei indossa un piumino nero. Usciamo dal bar e l'aria ghiacciata spazza via un po' di veleno dalle mie gambe. Vorrei andare verso l'auto ma noto che Diana mi trascina come un cagnolino al guinzaglio. Dopo una breve passeggiata ci ritroviamo di fronte a un portone. Lei caccia fuori le chiavi, apre ed insieme salimo una rampa di gradini. Apre una seconda porta, e capisco di essere a casa sua. Mentre si tira via ia vestiti e accende una stufa a pellet mi domanda se ho voglia di qualcosa, le mie labbra si muovono per conto loro e sento uscire qualche parola che suona come "voglio solo te". Ci ritroviamo sudati e affannati ingorvigliati in un piumone sul suo letto.
Non sapevo di piacerle.
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